Omelia Don Carlo 5 luglio 2019

Omelia 05 luglio 2019

“Misericordia io voglio e non sacrificio”.
Ma il sacrificio è il gesto che più esprime la religiosità umana.
Sacrum facere: fare, rendere una cosa sacra, o meglio, renderla “sacrum”, restituirla a Dio perché è Sua.
E come l’uomo religioso ha immaginato il sacrificio? Distruggendo le cose per Dio.
Il sacrificio diventa distruzione, rinuncia, offrire diventa soffrire: è un’idea infernale di Dio e della religiosità. È diabolico pensare che si adora Dio distruggendo, facendo il contrario di quello che Lui fa, che quella cosa la crea.
Questa è l’idea diabolica degli uomini religiosi. Questo Dio non è quello di Gesù.

E lo ammettono i suoi nemici, come di fronte al pranzo con Matteo appena convertito, chiamato.
“Il vostro Maestro mangia con i pubblicani e i peccatori”. Preferisci i peccatori a noi che siamo i più religiosi; perché?
Perché il vostro Dio non c’entra niente con la felicità dell’uomo, mentre i peccatori cercano la felicità.
Il Dio di Gesù è la felicità e per amare Dio bisogna amare la propria felicità. Infatti, Gesù non va a rimproverare i peccatori perché cercano la felicità, li rimprovera di cercarla troppo poco, di accontentarsi di una felicita troppo piccola, perchè il peccato – αμαρτία (amartía) in greco, defectum in latino – vuol dire “di meno”. Chi pecca vive di meno.
Il peccatore non è un uomo ateo, è un idolatra, adora un Dio piccolo e Gesù va a mangiar con loro, a goder con loro per destargli dei desideri grandi come Dio, che è il Dio che adorano, senza conoscerlo, in quelle piccole cose, perché per Gesù l’amore a Dio coincide con l’amore a sé.
Gesù fa fuori, in un colpo, l’egoismo e l’altruismo. L’amore di Gesù è inclusivo: amare sé coincide con l’amare Dio, con l’amare il prossimo e gli amici, perfino i nemici.
Che sfida lancia Gesù sia agli uomini più atei, che agli uomini più religiosi!