Omelia Don Carlo 23 giugno 2019

Omelia 23 giugno 2019

È la solennità del Corpus Domini. Qual è il contenuto sintetico, essenziale, di questa festa della fede cristiana cattolica?

“Questo è il mio corpo […] questa è la Nuova Alleanza nel mio sangue”

Sono le parole centrali, che identificano la fede cristiana cattolica.
“Questo è”, “questa è”. Questo è un fatto, una cosa, questo è il cristianesimo: una cosa, un fatto, non una cosa da fare, cioè una morale ma qualcosa di già fatto; l’ha fatto un Altro, è accaduto senza di me, é annunciato a me, come ogni fatto storico; la storia è piena di fatti che non ho fatto io, mi vengono annunciati, mi viene proposto di conoscerli, io devo decidere se la storia mi interessa o no. In sé è una delle materie più noiose se uno non ha un interesse reale per i fatti del passato.
E perché io dovrei interessarmi a questo fatto della storia? Perché di storia si tratta, se no per me non avrebbe alcuna rilevanza. Perché devo interessarmi ad un fatto passato? Il passato è passato, a meno che questo fatto non cambi l’oggi, non incida sull’oggi, non capovolga l’oggi, allora si che mi interessa. E cosa ha questo fatto del passato da dire all’oggi? Cosa cambia oggi nella mia vita? Altrimenti io non starei qui.
La fede cristiana é la risposta a questa domanda. Innanzitutto, prima di entrare nei dettagli, nelle mille cose, i dogmi, i riti, la devozione, la morale, la cultura cattolica, tutto, tutti gli annessi e connessi; l’essenziale è innanzitutto rispondere a questa domanda: questo fatto del passato che portata ha per l’oggi? È un fatto la cui potenza cambia ancora l’oggi o no? Se no non è fede cristiana…no, mi sono sbagliato: non è fede umana, perché non è umano che l’uomo si interessi al passato se non ha un peso reale oggi, ci perde il tempo del presente. Non sarebbe una fede umana se stesse a rivangare un passato o l’altro. Non sarebbe ragionevole, io non la sentirei per me liberante, entusiasmante.
Io sono qui – ed è un’evidenza per chi mi conosce – perché questa fede rende cento volte più umano me nel
mondo di oggi, mi rende protagonista, mi rende generatore, costruttore. Io ho la percezione che incido sulla storia, genero qualcosa che la cambia. Dove ci sono io accade qualcosa che prima non c’era e che poi non viene meno. Non è presunzione, è constatazione di quello che accade nella mia vita attorno a me; non è indifferente che io ci sia o non ci sia in un certo posto. Non capivo anni fa quando la gente mi diceva “si, ma mancavi tu”. Mi sono reso conto. È vero. È vero che porto addosso qualcosa, per cui non è indifferente che io ci sia o non ci sia. Per me non sarebbe umana una fede che snobbasse questo livello, che fosse una fiducia ottusa, non verificata, in un dio. Comunque non sarebbe la mia fede, non meriterebbe un istante della mia vita. Io a dodici anni ho raccolto questa sfida che mi fu lanciata e l’ho sempre rilanciata. Per di meno io non sono disposto a muovermi.
Questa è la prima domanda di fronte alla fede. Non è una domanda religiosa, morale, devozionale, culturalmente generica, no! È una domanda umana, sanamente laica, che ti fa respirare da uomo. E guardi in faccia gli uomini e gli lanci la sfida, non a credere in Dio, ma a credere in sé, a prendere sul serio sé. Questo è il brivido del cristianesimo, non è per gente che ha delle manie, è per gente che ama se, che vuole dire io facendo tremare l’universo.

Dove nasce, o meglio dove rinasce ogni giorno questa fede in me? Perché io dico da anni che mi sveglio al mattino e sono ateo, non riparto da Dio ma riparto da Io. Dove mi rinasce questa fede ogni mattina? Perché mi rinasce, se no non sarei qui. Quali esperienze umane la rigenerano, la rimettono in circuito, come l’uranio arricchito, e ridiventa di nuovo esplosiva tutti i giorni? Quali parole, quali libri la illuminano, la motivano? Quali amici la condividono? Ne ho sempre avuti tanti di amici, ma mai gli stessi: nella mia vita c’è chi ha durato 39 anni e mezzo come Mosé nel deserto, c’è chi ha durato solo undici giorni, non mi sono mai mancati, ma gli amici sono liberi, puoi fare un tratto di strada, non è necessario che siano sempre quelli, non dovuto, a me non è successo, ma non mi mancano mai. Quali affetti me la fanno veramente godere? Non può essere una cosa di pensiero, deve fare vibrare tutto l’umano, fino ai sensi, fino al godimento dei sensi, che non è superficiale come per gli animali: per noi non è godimento veramente sensibile se dentro non c’è la profondità dell’anima. La morale cristiana viene dopo queste domande, respira di queste domande, che sono domande umanissime. Mi viene da dire, laiche: sono domande semplicemente, ma realmente umane.
Per meno di questo non è che viene meno la fede, viene meno il cristiano, viene meno l’umano per me.