Omelia 24 giugno 2019
“Il Signore – dice Isaia pensando a se stesso come ad ogni profeta, ad ogni uomo chiamato – “Il Signore dal seno materno mi ha chiamato”.
Questo è lo sguardo che Giovanni Battista ha su se stesso. Oggi nella festa della sua natività celebriamo la festa per il fatto che lui è nato. Lui aveva coscienza di questo, almeno intuitivamente e potentemente: è bene che io sia nato il bene. Il bene è il mio compito, quello per cui sono stato fatto nascere. Il bene di ogni uomo è il nostro compito, c’è un punto dell’universo in cui la nostra bellezza e grandezza è chiamata a fiorire. E noi viviamo per scoprire la nostra collocazione dentro il mondo, per scoprirlo e per sceglierLo una volta che Lo abbiamo riconosciuto, o anche per rifiutarLo. Perché Dio non ce lo impone ce lo ha preparato un punto in cui è messo a frutto tutto di noi. Ma Dio ci vuole liberi, vuole che Lo scegliamo noi e ci lascia liberi di scegliere il nostro compito.
E se sbagliamo?
È sbagliata la domanda sullo sbaglio.
Perché non c’è una possibilità di sbaglio, perché la mia realizzazione umana non dipende dal mio compito ma dal sì che dico in quello che ho scelto. Se scelgo quello pensato da Dio i miei talenti sono messi a frutto e ci guadagna il mondo. Se invece sbaglio il posto, scelgo una cosa che valorizza di meno i miei talenti migliori ci rimette il mondo, ma non ci rimetto io. Io posso sbagliare a scegliere il marito, la moglie, la professione, qualunque cosa – perché l’uomo sbaglia – ma se ci metto il cuore e dico un sì totale a Dio io mi realizzo esattamente come se avessi scelto il meglio. Sbagliare strada è un danno per il mondo, non per me. Perché la mia realizzazione non dipende da ciò che io faccio, come pensano gli americani self-made man, quello che si fa da sè, no! Io mi realizzo dal sì che dico in quel che faccio.
Come dice ancora questo potente Salmo, dice questo uomo stupito:
“Grazie che hai fatto di me una meraviglia”.
Ti rendo grazie perché hai fatto di me una meraviglia stupenda. Quello che mi realizza è rendere grazie a Dio di essere a Suoi occhi una meraviglia stupenda. Quello che mi realizza è quel che Dio fa di me. È il sì grato che dico a quello che Dio fa di me. Che respiro l’orizzonte con cui Cristo sfida me ed ogni uomo. A nessuno sarà mai impedito di rendere grazie a Dio, di averlo fatto a Suoi occhi una meraviglia stupenda, a nessun uomo è impedito di realizzarsi.