Omelia 21 ottobre 2018
“Vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”.
Faccia tosta! Un’audacia impudente, intollerabile, se non fosse colpa di Gesù, perché l’hanno imparata da Lui, perché Gesu è così. Gesù è l’uomo più audace del desiderio, perché il suo desiderio lo affida ad Uni che Lui chiama Abbà: Papà; un Papà infinito a cui è libero di domandare tutto. Come dice il salmo 37-38: “Ogni mio desiderio è di fronte a te, Signore”. Di fronte a te ho il coraggio di prender sul serio il mio desiderio.
Questo è l’uomo Gesù e l’uomo cristiano: è un uomo che non ha paura dei desideri, nè dei propri nè di quelli degli altri, perché ha a Chi affidarli.
Questa audacia di desiderare è solo cristiana. Non ho trovato nessuna cultura al mondo in cui ci sia un uomo così audace nel desiderio; e dire che conosco tutta la letteratura mondiale, e anche negli ultimi anni leggo di tutto – dalla narrativa, alla poesia, ai saggi di sociologia: di tutto – e non ho trovato un uomo con il desiderio più audace se non nell’ambito del Cristianesimo, se non davanti a Cristo, che è venuto esattamente nel mondo con questo scopo: a suscitare uomini audaci nel desiderio. Uomini che sono tremendi per il potere – perché per chi ha il potere ha paura dei desideri – e sono sferzanti, e anche sprezzanti giustamente, verso i timidi, verso i meschini: quelli che per non far fatica si auto-reprimono. Gesù non è così e loro lo sanno, impudentemente glielo “sbattono” in faccia.
E Lui: “Avanti! Quindi? Tirate fuori! Cos’è che desiderate? Cos’è c’è volete che faccia per voi?”
Accetta la sfida. “Fuori!”
E dicono: “Concedici di sedere uno alla tua destra e uno alla tua sinistra, nella tua gloria”, nel tuo splendore. Vogliamo i posti migliori.
“Non sapete quel che chiedete”, quel che desiderate: cioè, non sbagliate a domandare la grandezza, a volere essere i primi – su questo state imitando Me, fate bene a domandare la grandezza, a voler essere grandi con Me, a partecipare della mia (grandezza) – non è su questo che vi rimprovero.
Quel che sbagliate non è a domandare la grandezza, è l’immagine che avete della grandezza. Avete un’immagine mondana, cioè americana: l’uomo grande è quello che ha successo.
Sbagliate, perché non domandate la grandezza, ma domandate una meschinità, riducete la grandezza al potere, pensate che sarete grandi se avrete potere, se possederete le briciole che riuscirete a ghermire. Quello che non sapete è che cos’è la grandezza, fate bene a desiderarla e a domandarla, è che siete stupidi nell’immaginarla; ve la immaginate secondo la misura del mondo.
Voi non sapete che la grandezza non è il potere, possedere, è amare. È dare la vita, non prenderla, non possederla: questa è la grandezza vera.
E io accetto la vostra sfida, ma lancio il pallone più avanti: vi sfido a rubarmi il segreto, a percorrere la mia strada, a iniziare dal Mio Battesimo, a terminare sul calvario come Me, per verificare come è fiorita la Mia grandezza. Da dove viene? Dal potere che ho? Dalla violenza che faccio? Dalle cose che possiedo? Da dove viene la Mia grandezza?
Voi volete la Mia, ma non avete capito da dove viene.
Avete la vita per raccogliere la Mia sfida, per scoprire se viene dal potere o dall’amare, perché voi questo non lo potete decidere, lo potete solo scoprire. Voi non decidete dove sta la grandezza, lo decide il vostro cuore: il vostro cuore sa benissimo che cosa lo rende grande o che cosa lo ammazza. Il cuore sa per cosa è fatto.
Ogni mattina voi immaginate dove sta la grandezza, durante il giorno la cercate e alla sera c’è un giudice che vi dirà se l’avete trovata o no. Questo giudice è dentro di voi, ma non siete voi: è il vostro stesso cuore. Lui sa. Se lo ascolterete sarete grandi, sennò sarete continuamente delusi, frustrati. E i delusi e i frustrati hanno sempre due possibilità nella vita: o la depressione – la violenza su di sè – o la repressione – la violenza sugli altri -, mai la fioritura umana.