Omelia Don Carlo 15 ottobre 2018

Omelia 15 ottobre

“Qui vi è uno più grande di Salomone, qui vi è uno più grande di Giona”.

Il peccato, il danno alla tua vita è non rendersi conto di questo. Continuare a cercare sempre qualcos’altro: hai incontrato tutto, dai un’occhiata, e continui a cercare altro. Una generazione malvagia, che vuole il male, che chiede sempre un segno, un altro, un altro miracolo. Mi deve accadere, mi deve accadere, se Dio mi vuole bene deve accadere, deve accadere… Non deve accadere nient’altro che tu vada a fondo di quello che ti è accaduto, questa è l’unica cosa che ti deve accadere. Come dice Paolo ai Galati: “Avete avuto tutto e vi siete subito persi tutto”. Non vi siete resi conto di quel che vi è accaduto. Cristo ci ha liberati per la libertà! τῇ ἐλευθερίᾳ στήκετε: state saldi nella libertà che Cristo vi ha dato, vi ha rimesso in mano la vita, vi ha dato la coscienza Sua, vi ha svelato che siete figli di Dio, che Dio è vostro Padre, il vostro papà, che Lui è risorto dai morti, che c’è il perdono per ogni peccato, che c’è l’eternità, e potete cominciare a gustarla adesso. Questa è la vita eterna! E perché date un’occhiata e continuate a cercare come se non aveste visto niente? È terribile.

“Non vi sarà dato nessun altro segno”.

Perché Gesù non fa il bis mai! Anzi, a quelli a cui ha fatto il miracolo, appena cominciavano a indugiare su quello, diceva: la tua fede ti ha salvato; se non resti sulla posizione della fede che riconosce Dio presente in quel segno, non ti serve a niente parlare del miracolo, non ti basterà quel miracolo né altri. “Deve accadere, deve accadere…” Deve accadere soltanto che tu riconosci, che tu spendi la vita per andare in fondo a quello che ti è già accaduto. στήκετε: “Stateci attaccati, inchiodatevi lì”.
Come l’idea dell’inchiodare sulla roccia, come la vite, il cavatappi che ci va dentro per arrivare fino in fondo. Dovete spendere la vita per arrivare fino in fondo a quel che vi è accaduto. Di miracolo ne basta uno, troppi distraggono, disperdono. Oggi è la festa di santa Teresa d’Avila che fece la riforma del Carmelo perché nei monasteri c’erano troppe robe, troppi segni, troppi miracoli…no! Ritorniamo all’essenziale, ce ne basta uno. Noi vogliamo spendere la vita per andare in fondo al primo segno che Dio ci ha dato. È un problema non di quantità di segni, ma di profondità di sguardo, si chiama esperienza mistica, andare dentro al mistero in un segno. È il contrario dell’estasi. “Ex-stasis” – vuol dire andare fuori, uscire fuori dalla natura. È il contrario del cristianesimo, l’estasi. La mistica invece è il cristianesimo. Cogliere il mistero che è entrato dentro un moscerino e spendere la vita per contemplarlo, cum-templare, andare insieme dentro il tempio: quella piccola cosa, quel frammento di realtà è il tempio in cui puoi incontrare Dio. Questa è l’esperienza cristiana, è l’inizio del Paradiso sulla terra. Tutto il resto è dispersione e distrazione.