Omelia Don Carlo 10 settembre 2019

Omelia 10 settembre 2019

“Passò tutta la notte pregando Dio”.

Perché aveva passato tutti i giorni pregando Dio. Per Gesù vivere coincide con il pregare, Lui guarda le cose e sono creature di Dio, finestre sul volto di Dio, lo mettono in rapporto con Dio.

E dice: “Abbà, sei Tu questo. Mi vieni incontro attraverso questa cosa, questa persona. Sei Tu che fai me e Io sono tuo Figlio preferito”.

Cosa cambia questo sguardo di Gesù sulle cose? Cosa fa al mattino?

Appena fu giorno, dice: “Chiamò i Suoi discepoli e ne scelse dodici come apostoli”. Cambiano due cose questo sguardo.

Verso le persone che già conosce: ne sceglie dodici. Tutti i volti per Lui sono finestre spalancate su Dio, ma non tutti i volti sono uguali, non tutti hanno la stessa coscienza. Ne preferisce dodici, quelli che più lo spalancano su Dio, che più gli danno questo sguardo su Dio, che lo fa sentire più Figlio di Dio, il Figlio prediletto, preferito, che lo riempie di entusiasmo. Secondo, gli cambia lo sguardo sulle cose. Come diceva il Salmo: “La Sua tenerezza si espande su tutte le creature”. Prova tenerezza verso tutte le creature. Questo sguardo gli toglie il veleno da dentro, quell’incattivimento, quell’indurimento, quella durezza, quell’astio, quella cosa che ferisce. “Prova tenerezza per tutte le creature”, verso le cose, verso le persone. E questa tenerezza infiammerà talmente il cuore Suo e talmente quello dei dodici a cui ha dato il nome di apostoli.

ἀποστέλλω (apostello) vuol dire inviato a, inviato al mondo. I suoi preferiti non erano gente che tendeva a stare con Lui, ma che tendeva andare. Infatti andarono in tutto il mondo e avevano addosso questo fuoco, questa capacità di preferire, questo sguardo e questa tenerezza che sono arrivati giù nella pianura piena di gente e questa gente è stata contagiata da questo fuoco, da questo sguardo, fino a noi questa mattina.

Che cosa mai altro ci ha portato qui se non quello sguardo che per Gesù è pregare? La preghiera non è mica “Ave Maria” “Santa Maria” è guardare con questa coscienza. Quando ci viene meno l’entusiasmo, quando il cuore perde la tenerezza, quando un volto è uguale ad un altro e non sappiamo neppure più qual è il nostro, è perché abbiamo perso questo sguardo.