Omelia 11 luglio 2019 – San Martino di Castrozza
“Gustate e vedete come è buono il Signore”: abbiamo ripetuto nel ritornello del Salmo, perché noi siamo gente così, che si alza al mattino per gustare e vedere il bene che c’è dentro il mondo. Siamo gente positiva, tutta dedicata al bene; non siamo gente incattivita che vive per combattere il male: la lotta di classe che diceva ieri Carras dei Marxisti oppure la guerra agli infedeli di certo fondamentalismo, cioè alzarsi al mattino col veleno dentro, che incattivisce te prima che distruggere il mondo.
Noi siamo gente che ha raccolto la sfida di Gesù.
Vi ricordate nella parabola della zizzania in cui l’agricoltore proibisce ai suoi zelanti collaboratori di prendere la falce e, incattiviti, sradicare la zizzania?! Dice: “No! Non vi mando nel mondo con la falce, avvelenati, a combattere il male; vi mando con l’innaffiatoio a far crescere i fiori e il buon grano. Voi siete gente…I miei discepoli son persone positive, dedicate al bene, al bello e si vede in faccia se uno al mattino si alza con la falce per andare a tagliare il male o si alza con l’innaffiatoio a scoprire i fiori e il buon grano che c’è nel mondo.
Quando dissi questa cosa ad alcuni dei vostri figli, l’anno scorso d’estate, un po’ di ragazzotti delle medie, delle superiori; facemmo una cena una sera. Qualche giorno dopo mi arrivano – erano 7, 8 – si eran fatti fare la maglietta con la serigrafia e c’era un disegno con un gruppetto con le loro facce, tutti con l’innaffiatoio in mano e c’era scritto: “La fraternità dell’innaffiatoio”! Avevano capito il punto!
Esattamente quello che fece, agli inizi del VII secolo, Benedetto da Norcia.
Oggi è la festa di Benedetto, patrono d’Europa.
Tutti gli storici, anche i più atei, devono ammettere che l’Europa, con tutta la sua grandezza umana, è nata dal monachesimo, da quest’uomo, come dice uno storico filosofo americano che è nato come studioso di morale, nel suo saggio – quello da cui cito una frase adesso – che si intitola “Oltre la virtù”. Ha scoperto che quello che ha fatto il mondo moderno è stato un gruppo di uomini che non erano dei moralisti, non partivano dalla morale e dice che proprio agli inizi del VII secolo, Benedetto e i suoi amici, dice letteralmente – Alasdair MacIntyre si chiama: “La svolta nella storia fu questa: alcuni uomini smisero di puntellare l’Impero e i Romani dedicandosi a costruire nuove forme di vita, nell’epoca di barbarie e oscurità”, esattamente simile a quella di oggi: un certo impero finito, c’è troppa gente che cerca di puntellare il passato o gente incattivita che brontola, che si lamenta, che maledice il presente. Oggi serve, come allora, un nuovo Benedetto e nuovi amici di Benedetto – dice MacIntyre – che raccolgano la sfida che raccolsero loro. È quella che Benedetto lanciava ai postulanti: i giovani che andavano a chiedergli di poter diventare monaci; non so se lo sapete – c’è scritto anche nel primo capitolo della sua regola – lui li aspettava in parlatorio e li sfidava mettendosi a leggere il versetto 13 del Salmo 33, quello che abbiamo letto – qui non è citato – in cui c’è quell’apostrofo, quelle frasi che apostrofano e dicono τίς ἐστιν ἄνθρωπος (tis estin anthropos): “Ma c’è un uomo che brama la vita e vuole giorni pieni di bene?”
Loro lo guardavano così e la maggior parte non capiva che la domanda era rivolta a loro, li mandava a casa. Prendeva in monastero a far la verifica della vocazione solo quegli alcuni, pochissimi, che dicevano: io! Io voglio giorni pieni di bene, io voglio la vita!
Per diventar come Benedetto e per dar speranza a un nuovo mondo non occorrono persone brave moralmente – dice MacIntyre; occorrono persone che raccolgono la sfida!
“C’è un uomo che vuole la vita e brama giorni pieni di bene?” Chiunque, qualunque cosa avesse fatto finora, potrebbe dire: “Ecce adsum!”, ci sono io, prendi me!