Omelia Don Carlo 19 marzo 2019

omelia 19 marzo 2019

“Tuo Padre ed io, angosciati, ti cercavamo.” E lo vedo che siete angosciati, siete angosciati perchè non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio, cioè del compito che Io ho nel mondo. Ma perché mi avete voluto al mondo? Immagino la faccia: “Non ti abbiamo mica cercato noi, è successo”. Ma a me non basta, io voglio sapere, ho dodici anni, devo sapere perchè sono al mondo, devo avere sempre presente il compito che io ho nel mondo, perché sennò vado in confusione, in angoscia come voi, che siete angosciati perchè non avete chiaro il mio compito. Quando noi andiamo in confusione o in angoscia é per questo: abbiamo smarrito il compito che è lo stesso di Giuseppe, oggi, Sposo e Padre putativo.
Qual è? Dice il Salmo: “Beato chi abita la Tua casa, canta le Tue lodi per sempre.” Giuseppe è felice di costruire e di abitare la casa dove Dio abita nel mondo. Come direbbe Pietro di Craon, L’Annonce faite à Marie, la Cattedrale: Io vivo per costruire la Cattedrale, un luogo miracoloso, dove nel mondo abita Dio insieme agli uomini, ci possono abitare gli uomini perché ci abita Dio. Ma Dio non è felice se non può abitare con gli uomini.
Questo è il compito del Cristiano nel mondo, di Pietro di Craon, di Giuseppe: costruire e abitare la dimora dove abita Dio. E per costruire questa dimora tutto è utile: tempo, vita, risorse, non c’è nulla da buttare per fare la Cattedrale di Dio.
Quando noi una cosa la vediamo brutta, inutile, da scartare, o noi stessi ci vediamo brutti, inutili, non ci piacciamo, è perché abbiamo smarrito l’unico punto di vista luminoso, che è il compito che abbiamo nel mondo, perché imponiamo i nostri scopi e sono sempre troppo piccoli, scartano sempre qualcosa.
Per costruire la Cattedrale non c’è da buttare nulla, serve, perfino…appunto, anche la Croce dei Romani può servire.
E come lo scopriamo il nostro compito nel mondo? È facile: basta guardare dove ai nostri occhi le cose diventano belle, dove l’angoscia viene spazzata via da un’immensa voglia di fare, di costruire, dove ti si illumina lo sguardo, una lampadina, dove vedi, guardi le cose e ne vedi sempre il lato costruibile; come quando ero piccolo che c’erano i miei amici che avevano il genio del puzzle, no? O del cubo magico a sei facce. Io, vedendoci anche poco, non lo coglievo mai e li invidiavo, loro montavano su tutto e tutti i pezzi andavano a posto.
Ecco, dove accade questo, lì si svela il nostro compito.