Omelia Don Carlo 18 marzo 2019

Omelia 18 marzo 2019

“Signore Dio grande e tremendo”, grida Daniele, l’ultimo dei grandi profeti, deportato a Babilonia da Nabucodonosor. Il Dio di Daniele è un Dio grande e tremendo, potente. Daniele non ha dubbi: Dio vincerà perché è onnipotente, ma adesso è un Dio tremendo, anche contro gli Ebrei peccatori. E la deportazione agli occhi dei profeti è una punizione per i loro peccati: questa è la fede ebraica; e l’immagine che lui ha di Dio e dell’uomo è in questo grido lancinante: “A Te Signore la giustizia, a noi la vergogna sul volto”.
Dio è un Signore giusto, grande e tremendo, che punisce e noi siamo peccatori, giustamente puniti, quindi viviamo vergognosi e tremanti. È giusto per la coscienza di Daniele, degli Ebrei.

E io dico di no! Non è giusto perché non corrisponde al cuore perché un cuore così non respira. Il cuore non respira se Dio è solo giusto, grande e tremendo e io sono vergognoso e tremante. La giustizia non basta, il cuore domanda altro, infatti questo salmo acutamente dice: “Non trattarci secondo i nostri peccati”.

Se questo è l’unico rapporto possibile non possiamo vivere, il nostro cuore domanda un abbraccio. Sono peccatore sì, ma io ho bisogno di essere abbracciato per uscire dal peccato. Ma questo abbraccio a cui il salmista aspira e sospira gli Ebrei non lo hanno mai conosciuto, cioè non lo hanno mai riconosciuto perché è accaduto ma non sono stati in grado o liberi di accoglierLo.

Che respiro la fede cristiana, che respiro di libertà. Se noi non avessimo riconosciuto l’abbraccio di Cristo morto e risorto vivremmo incattiviti con noi stessi e con il mondo, perché se Dio è onnipotente e tremendo e io sono vergognoso e tremante…ma come fai a respirare? Non è umana un’esperienza, pur religiosa e autentica, come quella ebraica.