Omelia 11 marzo 2019
“Siate santi perché Io, vostro Dio, sono santo”.
Santo non è bravo, ma vero.
La santità riguarda l’essere prima che il fare, perché il fare non mi cambia, esprime ciò che sono. Ma io chi sono?
“Sei fatto a mia immagine”.
Sei della mia stessa natura, dice Dio, e tu sei felice se partecipi del mio Essere, di me.
“Siate santi perché io sono Santo”.
Questa è la grandezza della fede ebraica, l’orizzonte che dà respiro al cuore: diventare partecipi del divino.
Ma questa grandezza è anche il dramma lacerante di un ebreo, che purtroppo condivide ancora con le grandi religioni.
“Profaneresti il nome del tuo Dio” se tu facessi così e così e per non profanarmi devi fare cosà e cosà…
Il male, in tutte le religioni, è il profanum, “pro” vuol dire davanti, fuori, “fanum” è il tempio, il luogo del sacro, è ciò che è fuori dal tempio, è ciò che non è sacro. E nelle religioni non è mai tutto sacro, alcune cose sì, ti mettono in rapporto con Dio, ti fanno partecipar di Lui, ma la maggior parte no. Allora tu senti che questo è lacerante perché tu devi scegliere, la vita di un ebreo è tra il sacro e il profano. E tu devi scegliere alcune cose e non le altre. Se scegli Dio hai alcune cose e ne perdi tante altre; se scegli le altre, perdi Dio e non hai mai tutto. Perdi sempre e non hai pace, perché tu sei fatto per il tutto, per abbracciare tutto.
La vita è lacerata, è disperata fino a quando non vedi un uomo, Cristo, in cui c’è tutto. Non c’è più il sacro e il profano: c’è solo il vero.
E la verità di ogni cosa è che ogni cosa è segno di Dio perché è creature Sua!
Amando quella cosa fino in fondo ami Dio, non devi più scegliere; finalmente puoi solo abbracciare. Nel cristiano non c’è il sacro e il profano, c’è soltanto il superficiale: quello che ti allontana da Dio non sono mai le cose, è la tua superficialità che ti ferma all’apparenza e non ci vai in fondo.
L’entusiasmo c’è l’hai solo quando abbracci quella cosa, ma quella cosa non è che la butti via, devi abbracciarla!
La povertà cristiana non è buttare via le cose, è avere come unica ricchezza il fondo delle cose.
L’entusiasmo di Dio, integro, tutto intero. In greco si dice καθολικός (katholikós), cattolico – κατά (katà) con la dimensione ολικός (olikos): il tutto. È la dimensione del tutto, l’abbraccio a tutto, questa è l’esperienza cristiana.