Omelia 9 ottobre 2018-sera
“Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose”.
Ti affanni e ti agiti. Ti affanni e vai in debito di ossigeno, dice il medico: non respiri. Ti agiti per tante cose, anche belle: la cena che stai preparando per Gesù e gli amici. Ma il cuore, nelle cose, non respira, va in debito di ossigeno; più ne fa, meno respira, ma non perché le cose sono troppe: perché le cose sono cose! Cioè sono creature, sempre troppo piccole e non basteranno mai.
Allora cosa serve? Gesù lo legge negli occhi sconcertati e spiazzati di Marta: “Se non bastano le cose, cosa mi fa respirare?”
Di una cosa sola c’è bisogno. Paolo “unum necessarium” dice. ἑνὸς δέ ἐστιν χρεία (lett.: di una cosa sola c’è bisogno): l’essenziale è una cosa sola, dice Luca in greco. Che cosa c’è oltre le cose? C’è lo scopo delle cose. Lo scopo è ciò o Chi per cui le cose son fatte, è ciò per cui tu le fai tutte. Marta dice: “ma, scusami Gesù, dai, ma lo scopo ce l’han tutti, mica siamo animali; gli animali si buttan sulle cose, ma l’uomo ha sempre uno scopo di quello che fa”. Sì! Ma la questione è se lo scopo è parziale o se è totale: questa è la questione vera. Tutti gli uomini uno scopo ce l’hanno, non sono bestie, né macchine. E come fai a capire se lo scopo per cui ti muovi è totale o se è parziale? Come lo smascheri? Gesù la guarda in faccia e le dice: guardati allo specchio: lo scopo totale ti entusiasma, perché essendo totale dà unità a te, ti dà una faccia tutta unita, invece lo scopo parziale ti spegne, ti lacera dentro, perché due scopi in fila non ne valgono uno, perché tanto le cose le devi fare, se tu non hai uno scopo, ne hai due, ne hai quattro – chi non ne ha uno, ne ha di più – e più ne hai e più ti frantumi.
Quando noi ci troviamo affannati, cioè in debito di ossigeno, agitati, schizziamo di qua e di là come le palle del flipper, invece che agire, ci troviamo a re-agire – l’azione viene dal di dentro, la reazione viene dall’esterno – è perché, appunto, non abbiam più lo scopo totale; ne abbiamo uno o più parziali e nessuno di questi ci prende e, quindi, ci troviamo che non facciamo più niente per amore. E allora guarda Maria e dice: “Ma guarda, lei ha scelto la parte migliore e non la perde più. Guarda, guarda dove guarda: guarda in un punto di luce che sono i miei occhi, che illuminano tutto. Ai miei occhi, tutte le cose sono belle, c’è una bellezza anche nelle più malandate, nelle più ferite. E Maria è entusiasta, perché la luce che vede in me fa luce su tutto. E Lei – la vedi come mi guarda? – mi dà il cuore e per questo fa tutto quello che fa. E’ per questo che quello che Maria ha scelto non le sarà tolto, è per sempre. Come diceva il versetto “Guidami , Signore, per una via d’eternità”.
È per questo che quello che Maria vede, quello che ama non lo perde, perché lei lo ama! Quello che perdi, è quello che non ami, quello che sopporti, che fai un po’ perché costretto, un po’ perché bisogna, lo fai per reazione o per costrizione, quello lo perderai.
Quello che fai con amore è tuo per sempre, perché l’amore metabolizza la realtà, è come se la digerisse, dopo ce l’hai addosso; quello che hai amato è diventato tuo, come l’ostia che mangi, non la perdi più. Quello, invece, che tu non ami, che fai per qualunque altra ragione che non sia un atto di amore, che non passa dal cuore, quello ti scivola via, come l’acqua sull’asfalto, non ti resta niente. Quando a noi sembra di perdere tutto, perdiamo tutto ciò che non amiamo.
Allora la questione è: dove io mi entusiasmo?
Dov’è per noi il punto che illumina tutto me? Lo scopo, che viene dal greco σκέπτομαι (skeptomai), che è il punto di osservazione a 360 gradi. È per questo che la Chiesa ha voluto chiamare il capo della comunità ἐπίσκοπος (episkopos) quello che sta più in alto degli altri perché vede i 360 gradi e mette in ordine la vita di tutti, permette che la vita di tutti sia unita! Dov’è che tu sei sfidato a questo amore totale?
Non ho detto Gesù questa sera, l’ho fatta laica l’omelia!
Perché me lo devi dire tu, perché dove c’è il punto di luce sintetico, dove c’è lo scopo, dove ti muovi ed entusiasmi, dove vorresti mettere il cuore in tutto, lì c’è ciò che corrisponde al cuore! Poi che lo chiami pinco pallino…è chiaro che si chiama Gesù, ma me lo devi dire tu che è Gesù, altrimenti glielo appiccichi sopra – in modalità islamica – e allora non c’è più l’entusiasmo. Se noi non condividiamo queste domande e la risposta a queste domande – appunto come Marta – andiamo in debito di ossigeno e siamo affannati, agitati oppure un neologismo di oggi dice “ansiati”, che non esiste nel vocabolario, è un neologismo ma rende l’idea!