Omelia Don Carlo 7 giugno 2019

Omelia 07 giugno 2019

Un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo. Il procuratore Festo, non capisce di questioni religiose di cui discutono i Farisei e i Sadducei. Sono troppo per lui, sono astratti, lui è un romano, e ad un romano preme la realtà, possedere e dominare la realtà. È per questo che, invece, capisce il punto posto da Paolo, perché Paolo parla di un fatto reale, c’è da vedere se è vero o no. Ma Paolo dice che la fede cristiana non è una questione religiosa, ma storica. Paolo dice: “C’è un morto che, adesso, è vivo. E questo cambia tutto. E questo Festo capisce. Non capisce cosa cambia, ma capisce che è di un fatto che si tratta. Poi lui non è interessato e lo manda a Roma, per un problema politico. No: non è politico, è un problema umano quello posto da Paolo.
E cosa cambia? Quello che non capisce Festo, Paolo, invece, lo ha ben chiaro. Cosa cambia, se è vero che un morto è vivo o se non è vero? Cosa cambia nell’esperienza umana l’annuncio cristiano? È semplice: se il morto è vivo, io posso desiderare tutto. C’è il tutto, l’eterno che io desidero. Se quel morto è morto, io perdo l’audacia del desiderio, non mi posso più permettere di desiderare tutto, mi devo accontentare di cose precarie e mortali, di amare delle persone per un attimo e rassegnarmi a perderle per sempre.
Il santo cristiano non è un uomo bravo, è un uomo desideroso, totalmente desideroso. E che ce l’hai o no questo desiderio, non puoi barare. Il desiderio se ce l’hai ti si vede in faccia, e se non ce l’hai ti si vede in faccia. Se non ce l’hai non è un problema morale, di comportamento, ma di volto. La domanda di Paolo all’io: ma allora cos’è che ogni giorno mi può risvegliare, totale, che mi rende audace? Quello che dice Gesù – per questo che insiste tre volte con Pietro – gli dice: “detto questo, aggiunse a Pietro, seguimi.” Pietro se tu vuoi avere la faccia, che t’ho visto adesso per tre volte quando ho chiesto “mi ami?”, e mi hai detto sì che mi ami, e si vedeva che era vero e l’han visto tutti; se tu questa faccia la vuoi avere ogni giorno, ogni giorno mi devi seguire, per potermi guardare. Perché il metodo cristiano è tutto qui: guardare il fatto accaduto. Non è sforzarsi di essere bravi. Il cristianesimo non è una cosa da fare. È una cosa da guardare, un fatto da guardare. Guardare un uomo che prima era nel sepolcro e adesso è vivo davanti a te. Più lo guardi e più diventi audace nel desiderio. Appena lo perdi di vista, vai in depressione, in confusione. E comincia vergognarti del tuo desiderio. Lo dice anche Aristotele quando parla della scelta, nell’etica. Dice che “και αν εις επί πραγμάτων αδυνάτων (se uno si fissa sull’impossibile) θα εφαίνετο ηλίθιος (viene preso per scemo)”. Lo prendono per scemo, lui si sente uno scemo a fissarsi su ciò che non esiste, che è impossibile. Ma se tu guardi, hai davanti agli occhi l’impossibile che è accaduto, ce l’hai lì… Quello che c’è all’inizio della Chiesa è un uomo che era morto e che è vivo. Sennò la Chiesa, ragazzi, come la spiegate? Questo è il cristianesimo, niente è più concreto, rimane più sfidante, dell’annuncio cristiano.