Omelia 06 giugno 2019
“Che siano una sola cosa […] che siano perfetti nell’unità”
Perche l’unità è l’esperienza umana più bella, l’unità è un abbraccio e l’abbraccio – lo sappiamo tutti – è il gesto d’affezione più suggestivo, non ce n’è uno più grande al mondo, perché è totale. Nell’abbraccio io sono tutto preso e l’altro lo prendo tutto, io sono fatto per il tutto. Ma la prima unità non è tra me e te nell’abbraccio tra me e te, è in me, è l’abbraccio a me, è che io mi guardo e abbraccio tutti in quello sguardo di me, vedo che di me è tutto bello, non c’è niente da buttare, io posso amare tutto di me: questo porta Gesù nel mondo. Dove nasce questo abbraccio? Dove nasce in Paolo, quel giorno che è stato portato fuori dalla fortezza a discutere in quell’assemblea tra farisei e sadducei? Butta in mezzo questo segreto e scatena la bagarre, dice: “È a motivo della speranza della resurrezione di Gesù” che io sono qui imprigionato. L’abbraccio, lo sguardo che abbraccia tutto, l’affetto che infiamma tutto che mi vedete addosso, che abbraccia anche voi che siete miei nemici – i romani lo hanno messo nella fortezza – nasce da Gesù Risorto, è nello sguardo di Gesù Risorto che io ho incontrato a Damasco. È l’unico Uomo al mondo che ti guarda e ti abbraccia tutto. E abbraccia il mondo, perché lo sguardo degli uomini non abbraccia tutto, alcune cose, altre le butta via, non vanno bene. E poi comunque il nostro sguardo naturale si spegne nel momento della nostra morte, punto e basta. E quel po’ di unità che ho vissuto nella vita viene mandata in polvere, non c’è più nel mondo. Ma lo sguardo di Gesù Risorto non è stato spento dalla morte, l’ha superato, viene oltre la morte, è lo sguardo che Lui si è ritrovato tre giorni dopo che è stato sepolto: lo sguardo di Gesù Risorto ai due di Emmaus, a Maddalena, a Tommaso, a Pietro a cui dice “mi ami tu?”. È uno sguardo che ormai viene dall’Eterno, è dentro questo mondo, perché un Uomo di questo mondo è venuto a fare colazione con il pesce arrostito sulla spiaggia. È in questo mondo, è un Uomo di questo mondo, ma ormai ha uno sguardo che abbraccia tutto; ti guarda e ti dice: “tu caro Pietro non sarai più diviso da ciò che ami, da ciò che hai, da ciò che sei. Pietro, quando in te vincerà la divisione, ti sentirai diviso dentro, diviso dagli altri, solo, è perché hai perduto lo sguardo Mio, lo sguardo di Gesù Risorto”. Solo questo ti unisce dentro se tu lo vuoi. Ti unisce in te ma non ti unisce automaticamente agli altri. Questo è il dramma dell’unità che porta Gesù che unisce chi vuole essere unito… che non è automatica esattamente come accadde quel giorno davanti al procuratore. Scoppiò una disputa tra farisei e sadducei e l’assemblea si divise. Si dividono sempre le assemblee quando si rende presente Gesù Risorto perché Gesù Risorto porta la pace nel cuore di chi la vuole, porta la possibilità della pace con gli altri ma ognuno degli altri la deve volere, la deve accettare, deve accettare di guardarsi come Gesù Risorto ti guarda. E questa è una guerra che noi ci portiamo nel cuore dalla nascita alla morte perché siamo stati fatti liberi e non esiste qualcosa che produca nel mondo automaticamente l’unità e la pace. Cristo non è venuto – dice – a portare la pace ma la spada ma la guerra dentro i cuori di ognuno, nel mondo si realizzerà tra i cuori che l’hanno prima accettata dentro.