Omelia Don Carlo 25 marzo 2019

Omelia 25 marzo 2019

Oggi è la festa dell’Annunciazione che delinea la forma della fede cristiana, che è l’annuncio di un Fatto; non è una legge morale che comanda o proibisce qualcosa, non è una dottrina, un pensiero che non cambia la vita… No! La fede cristiana è l’Annuncio, la notizia di un fatto storico che accade senza di me, ma riguarda me. Riguarda l’attesa che mi brucia dentro come uomo. Tanto è vero che, appena sento quell’Annuncio – e si sente oggi come duemila anni fa -, insorge dentro, come in quella ragazza, una domanda:
“E come avverrà questo?”
Io devo sapere come avviene, perché se è vero che il Divino può dimorare nella mia carne, cambia il mondo.
Come posso saperlo, come lo verifico, se è vero?
Non mi è indifferente! Ogni altra cosa sì, ma questa no.

“Ecco io vengo per fare la Tua volontà”.

Io vengo, io vado, io voglio, io amo, io penso, io dico “sì”, io dico “no”, io dico “Tu”, io dico “mio”. Questo occorre, per verificare se è vero o non è vero.
E cosa cambia se Dio entra nel mondo? Devo dire “io vengo”, “ci sono io”, “vieni in me”, “fuori di me non mi interessa!”
Per sapere che cosa cambia devo dirgli “io”. Lui deve poter venire in me.
La fede cristiana accade in un uomo che dice “io”. Non in un uomo che per credere cancella l’io, come accade nel fondamentalismo. È un uomo che mette tutto di sé nell’atto di fede e scopre se è vero che quel sì valorizza tutta la sua umanità. Tutto in lui diventa prezioso. Senza quel sì, senza che nella mia vita dimori il Mistero, in me c’è sempre tanto da buttare. Alla fine sono da buttare io. Il cristianesimo è un umanesimo, l’umanesimo pieno, altrimenti non mi interessa. Chiede me, e valorizza me. È tutto quel che serve. Tutto il resto sarà un’espressione di me, a Dio non interessa. Dio non viene a dare una forma morale alla vita, la forma gliela darò io, sarà tutta un’avventura mia. Chiede solo se io ospito Lui e basta.
Per questo la fede cristiana è per tutti, cioè, per tutti quelli che vogliono la propria grandezza umana. Tutti quelli che hanno un io da dare e un io da valorizzare; a Dio basta questo, il resto inizia da qui. Tanto è vero che a Gabriele basta quel sì, il sì, l’io di quella ragazza. Appena lo dice, “l’angelo” – conclude il Vangelo – “si allontanò da Lei”. Non gli serve altro e anche oggi non serve altro perché accada lo stesso miracolo, perché io, come Giuseppe, lo sposo promesso di quella ragazza, l’istante dopo, abbracciando quella donna, abbraccia Dio. È vertiginoso, ma la sfida cristiana è che io abbraccio me, abbraccio Dio. Abbraccio te e abbraccio Dio. Per saperlo c’è solo da raccogliere la sfida, che io dica: “eccomi”.