Omelia Don Carlo 26 giugno 2019

omelia 26 giugno 2019

“Rimanete in me, chi rimane in me porta molto frutto!”
Questo grida il cuore di Gesù, l’ultima cena, l’ultima notte. Questo grida il cuore di un uomo cosciente di sé.
Perché noi siamo fatti per rimanere in vita per sempre. Siamo fatti per vivere in eterno.
Chi non capisce questa urgenza non ha mai detto in vita sua veramente ‘io’ una volta.
Ogni cuore umano freme per il desiderio dell’eternità ma siccome è un desiderio l’uomo può solo fremere ed immaginarlo.
Ed immaginandolo lo riduce. Come i Pagani antichi, i Greci, i Romani riducevano. Tutta la loro epica è piena di questa riduzione alla fama e alla gloria davanti ai posteri.
Il tristissimo Ade dei greci era questo: l’unica speranza di eternità e felicità è che i posteri si ricordino di me.
Anche Abramo lo riduce alla discendenza biologica. “Puoi contare le stelle, questa è la tua discendenza!”
Dio entra immediatamente nella carne e nell’anima di Abramo, di quei due lì anziani. Sterile: il massimo che gli bruciava nell’immaginazione erano dei figli che continuassero biologicamente la sua vita. Ecco: povero illuso!
Un figlio, un figlio cosa salva? In un figlio cosa resta di te? La tua natura, non la tua persona! La natura si trasmette, il proprio dna si trasmette.
Ma l’io non si trasmette, l’io è unico. Io sono unico nell’universo. Morto me, è morto tutto, può restare il mondo, non ci sono più io.
Questo non riesce a balenare nella mente di Abramo, tant’è primitiva e rozza la sua concezione della vita.
C’è dentro il desiderio dell’eternità ma ridotto alla trasmissione biologica.
“Dai loro frutti, dunque, li riconoscerete” conclude il Vangelo di Matteo, e noi dal frutto riconosciamo l’illusione di Abramo. Perché Abramo la discendenza l’ha avuta, Isacco l’ha avuta, ma non ha avuto l’eternità. Morto lui, morto isacco, morto Giacobbe, son morti tutti i discendenti delle tribù.
Continuano a morire tutti.
C’è un unico discendente di Abramo che resta per sempre ed è Gesù risorto, questo garantisce l’eternità che Abramo bramava. Gesù risorto resta perché è risorto.
Il resto non resta, non è eternità, è illusione, immaginazione.
Gesù risorto dice a me stamattina: “Carlo, tu sei nato e non morirai più, vivrai per sempre con me in eterno, se mi guardi, sei certo.” Adesso. Che cosa ti cambia esser certo adesso di quello che si compirà dopo? Da quando ho intuito questo, io mi alzo ogni mattino per rispondere a questa domanda, per vedere cosa cambia in una giornata vissuta con questa certezza che Abramo non ha potuto conoscere. Mi alzo al mattino per porre a questo livello l’asticella del desiderio.