*omelia 15 marzo 2019*
“(…) Se la vostra giustizia non supera quella dei farisei.”
Il primo tipo umano, nato dalla fede ebraica, è il fariseo. L’uomo della legge – la Torah – dove tutto è già definito in anticipo: regole precise, indiscutibili, da applicare alla realtà.
Quest’uomo si alza al mattino per applicarle a tutto, ed anche a se stesso.
Quel che accade quel giorno deve rientrare in quella legge, e se non c’entra è sbagliato. E alla sera il primo sbagliato è lui.
“L’anima mia attende più che le sentinelle l’aurora”. Questo è l’altro tipo umano che nasce dalla stessa fede, l’uomo che attende Dio, che Dio venga a compiere perchè agli occhi di quest’uomo è tutto incompiuto ed il primo incompiuto è lui. C’è un salmo struggente, il più lungo, il 118, dice ad un certo punto verso il versetto 200: “πάσης συντελείας εἶδον πέρας, di ogni cosa perfetta ho visto il limite”. Ed il primo limitato sono io, tutto mancante, ogni cosa è mancante. Mancante di cosa? Mancante di Te.
Gli uomini, per quest’uomo, sono definiti “anawim jahweh” i mancanti, i poveri di Jhavè, non di soldi, di Dio.
Anche se sono pieni di soldi come Salomone sono poveri, gli manca l’Essenziale.
Quest’uomo invece si alza al mattino come dice questo bellissimo Salmo, struggente: “Come le sentinelle l’aurora”.
Attende, attende è teso a tutto, attento, a tutto. A quest’uomo non gli sfugge nulla del giorno ed il primo che non gli sfugge è se stesso. E’ attento a tutto quello che accade, alle cose in sé perché lui sente che in tutto Jhavè si può rivelare. Per quest’uomo è tutta un’avventura la giornata.